"E
dobbiamo girare, guardare avere cura del patrimonio di
questa nostra terra, perché se non avremo cura
noi della nostra terra, chi mai ne avrà in vece
nostra? E chi avrà mai cura di noi che siamo incuranti
delle stesse nostre cose?".
(Loris
Jacopo Bonomi)
E'
proprio dalle parole di Loris Jacopo Bonomi che abbiamo
tratto le motivazioni per raccontarvi in breve e senza
presunzione di completezza la gloriosa storia della
terra di Franciacorta e delle sue genti.
Innanzitutto è necessario individuare i confini
geografici di quella che ai giorni nostri è conosciuta
come "la terra del bollicine".
Nella gergo locale, infatti, viene indicata come Franciacorta
"quella parte della provincia di Brescia che si
estende ad Occidente della città ed è
compresa tra: il fiume Oglio ad Ovest, le colline alla
destra del Fiume Mella ad Est, il Lago d'Iseo e le ultime
propaggini delle Alpi Retiche a Nord e la pianura sud
collinare a Sud", comprendendo nella parte centrale
quel territorio che costituisce dal lato morfologico
l'Anfiteatro morenico sebino o della Franciacorta.
L'Anfiteatro sebino ha un paesaggio pacato, di tono
tenue, ma acuto e ondulato, ancora quasi intatto. In
esso è presente un patrimonio storico-ambientale
costituito da ville e palazzi del '600-700, da chiese
e castelli da conoscere, da conservare e proteggere
e che certamente costituiscono importanti itinerari
culturali.
La
divulgazione delle ricerche storiche, artistiche e archeologiche
locali che nel corso degli anni si sono susseguite grazie
all'opera di instancabili e appassionati autori può
permettere una migliore e particolare conoscenza dei
piccoli centri urbani presenti in questa porzione d'Italia.
Essa rappresenta altresì un importante strumento
per aiutarci a capire e scoprire opere d'arte, monumenti,
testimonianze storiche, particolari architettonici,
nuclei urbani, luoghi, ambienti e oggetti che meritano
di essere conosciuti, conservati e tutelati.
Il territorio della Franciacorta comprende oggi diciotto
Comuni in provincia di Brescia per una superficie totale
di 230 chilometri quadrati.
L'elemento che contraddistingue e allo stesso tempo
caratterizza questi diciotto Comuni è rappresentato
dal comune patrimonio artistico, storico e naturale:
trinomio di inestimabili bellezze ancor oggi attuali.
Elemento caratterizzante della patria franciacurtense
è la perfetta "convivenza" tra l'originaria
natura collinare e la tradizionale produzione vinicola
che ne fanno una terra di rilevante interesse enologico
e turistico.
Fino agli anni 30 la società franciacortina era
sostanzialmente imperniata su una cultura patriarcale
e basata su un'economia tipicamente agricola con qualche
influsso commerciale e artigianale; tuttavia le prime
influenze della nuova rivoluzione industriale che aveva
interessato le grandi città del nord iniziavano
a farsi sentire anche in questa "terra di colline
e di vigne".
In concomitanza con le nuove condizioni di vita apportate
dal boom economico, i vincoli comunitari cominciarono
ad allentarsi, il senso di appartenenza a realtà
locali si scompose, le esperienze di vita si frantumarono
fino ad accentuare i vincoli individuali e fortemente
competitivi.
La
Franciacorta ha vissuto e sta vivendo tutt'ora un
periodo di grande fermento nello sforzo di valorizzare
le sue grandi risorse ambientali, conciliando il nuovo
con l'antico, le esigenze di sviluppo economico, commerciale
e turistico con il rispetto e la salvaguardia di un
patrimonio prezioso qual è quello naturale
e storico che le è proprio e che i suoi monumenti
civili e religiosi attestano essere ricco.
Il paesaggio della Franciacorta è del resto
disegnato dalla sua storia. Le dolcissime ondulazioni
collinari sono soltanto un segno che ne definiscono
la fisionomia. Non si trovano panorami spettacolari,
ma la morbidezza delle colline coltivate, punteggiate
di ville e di giardini, le piane degradanti e bonificate
in antico e ancor oggi irrigate da rogge e seriole.
Nell'insieme un paesaggio fascinoso che ha attirato
fin dalla fine del 700 i pionieri, soprattutto milanesi
di una cosmopolita villeggiatura. E' bello passeggiare
per le strade asfaltate o sterrate di Franciacorta,
in alcuni tratti ancora erbose, per viottoli, per
sentieri che muoiono in un vigneto, in un mucchio
di bosco, toccare casolari, gruppetti di case e sostare
a prendere una boccata d'aria sotto piante, accanto
a una siepe, avendo davanti scorci suggestivi verdissimi
o splendide ville patrizie seminascoste tra le colline.
E i colori? Dal verde tenero di primavera a quello
intenso dell'estate fino al bruciato dei campi arati
dominato dai profili delle cerchie moreniche qua e
là macchiate di sempreverde oppure dal grigio
argenteo degli olivi e intorno a tutto ciò
la presenza delle Prealpi Lombarde a cingere la fossa
del Sebino.
La Franciacorta è terra appagante, di bellezze
raccolte, che rifuggono dal chiasso e ispirano quiete.
La
Franciacorta, seppur ad una prima parziale analisi si
presenta come una porzione di territorio in cui sembra
prevalere ora la zona collinare ora la zona morenica
deve invece essere considerata senz'altro nella sua
omogeneità, la cui origine può essere
fatta risalire all'era Neozoica.
Il clima in quest'era, per motivi sconosciuti, diventò
molto freddo e le precipitazioni nevose molto abbondanti.
Questo provocò la formazione e la discesa di
enormi ghiacciai dalle valli verso la pianura. Così
avvenne anche per la valle dell'Oglio che vide scendere
da Edolo una fiumana glaciale che riceveva gli apporti
delle valli dell'Adamello e degli altri monti dell'alta
e media valle. Era un'enorme lingua di ghiaccio dello
spessore di almeno 1000 metri che scendeva lungo la
valle scavando e trascinando detriti. Poi si trovò
di fronte l'attuale Montisola, (il Lago non c'era ,
si ritiene infatti che il Lago d'Iseo sia una conca
che, pur essendo stata abbozzata da antichi fiumi, è
stata scavata dalla forza erosiva dei ghiacciai e riempita
dalle acque di scioglimento degli stessi), si divise
in due lingue, si ricongiunse e continuò fino
ai monti di Provaglio dove fu costretto a stringersi.
Urtò poi contro il monte Alto e di nuovo si divise
per non ricongiungersi più. Dopo un viaggio di
100 chilometri e di migliaia di anni , arrestò
la sua avanzata contro l'ostacolo del Monte Orfano;
intanto il clima si era fatto più mite e le precipitazioni
nevose erano diminuite. Ad Ovest si esaurì verso
San Pancrazio, ad Est verso Rodengo.
Lo strato roccioso sotto il ghicciaio era da questo
grattato, levigato e inciso dalle acque che vi scorrevano
cariche di detriti. Nel frattempo il clima continuava
a mutare ritornò il caldo ed il ghiacciaio si
sciolse lasciando detriti derivati dalle acque di disgelo.
La seconda glaciazione diede origine ad un ghiacciaio
che era probabilmente il Monte Orfano a Sud, ad Ovest
Palazzolo S/O, ad Est la Badia. Ancora due volte il
clima variò in modo che il ghiacciaio si ritraesse
e riscendesse, sempre ripetendo la sua azione di escavazione
e di erosione. Quando circa 10.000 anni fa il clima
si stabilizzò pressappoco com'è oggi,
il risultato fu il paesaggio che vediamo attualmente,
allo stato di abbozzo, per non avere ancora subito il
lavoro di modellamento degli agenti atmosferici e di
ricoprimento dal manto vegetale: la Valcamonica, il
Lago d'Iseo e le colline moreniche disposte nella caratteristica
forma ad anfiteatro.
L'origine
storica del termine Franciacorta è ancor oggi
dibattuta. Tuttavia è possibile riscontrarne
l'utilizzo sin dai primi anni del secondo millennio.
Inizialmente il territorio oggi conosciuto come Franciacorta
veniva individuato con l'appellativo "Valle d'Iseo";
ne è testimonianza il testo dell'ordinanza contenuta
nell'ottavo libro degli Statuta Communis Civitatis Brixiae
risalente all'anno 1277. Solo un secolo e mezzo più
tardi la stessa porzione di territorio verrà
chiamata con il nome di Franciacorta.
Successivamente nelle mappe della Repubblica Veneta
questa zona viene denominata con il termine "Franza
Curta" e dalle stesse mappe si desume che il territorio
interessato ha una sua delimitazione ben precisa corrispondente
a due delle quattro quadre in cui era diviso il territorio
bresciano sotto l'Amministrazione della serenissima:
la quadra di Rovato e quella di Gussago.
Venendo alla geografia amministrativa attuale, la Franciacorta
comprende come si cita prima diciotto Comuni in provincia
di Brescia per una superficie di 230 chilometri quadrati.
L'elemento che tiene uniti questi diciotto Comuni con
trenta e più paesi è il patrimonio artistico,
storico e naturale che insieme formano un trinomio di
bellezze inestimabili ancora vivo.
A dare una vera identità alla patria franciacurtense
è soprattutto la natura collinare, il terreno
morenico, e la tradizione professionale della produzione
vinicola infatti interesse enologico, ed interesse turistico,
non vanno disgiunti in Franciacorta.
Alla
difficoltà di individuare gli originari confini
del territorio della Franciacorta si aggiunge la quasi
impossibilità di addivenire ad una precisa e
pacifica individuazione della etimologia del nome Franciacorta.
Il nome Franciacorta è più noto dalle
etichette che connotano bottiglie di vino rosso o bianco
doc nonché di spumante. Ma non è stata
una trovata pubblicitaria come ancora taluno è
disposto a credere con leggerezza, dubitando che il
nome fosse un trucco all'italiana per gabellare un vino
vicino ai vini francesi!
Invece quel nome è antico e le opinioni riguardo
le sue origini di studiosi e filosofi sono assai divergenti.
Il Malvezzi nel 1412 fa risalire il nome all'epoca dell'invasione
dei Franchi guidata dall'allora condottiero Carlo Magno,
il quale prima di attaccare la città di Brescia
aveva eretto una sorta di accampamento per il ristoro
e il riposo delle truppe nel territorio della Franciacorta.
Risulterebbe quindi che l'etimologia del nome sia da
individuare nel breve dominio dei Franchi in queste
terre.
Altri, collegano il nome a fatti accaduti nel novembre
1265, quando uomini di Rovato, Erbusco, Capriolo si
ribellarono alle truppe di Carlo d'Angiò, e interpretano,
con fantasia il "corta" con la breve permanenza
in zona dei francesi.
La terza ipotesi, che gode di maggior credito, è
suffragata dalla condizione secolare di buona parte
del territorio franciacortino donato a titolo franco,
ossia libero da imposte, dai Longobardi prima e dai
Franchi poi ai monaci. Infeudazioni del genere "curtes
francae" esistevano a Timoline, Nigoline, Tobiato,
Borgonato, Colombaro e Gussago. Il nome si sarebbe poi
esteso a comprendere una zona sempre più vasta.
Particolare
attenzione merita il monte Orfano il maggior colle bresciano
che raggiunge i 451m di altezza massima fino ad arrivare
ai 260 m nello sperone dello storico convento che domina
l'abitato di Coccaglio - Rovato, per poi scendere a
un livello di 180m circa presentando una dorsale ondulata.
Il Monte Orfano ha una sua storia ben precisa: il suo
nome infatti risale al 795 (Oldorici).
Sul Monte Orfano sono state trovate tracce del periodo
Litico risalente a prima del 500 a.c.; in particolare
a Coccaglio negli scavi della casa Pezzotti, alla profondità
di m 4, è stato rinvenuto il fondo di una capanna
circolare; alcuni cocci di ceramica ed uno squartatoio
a becco risalenti al predetto periodo Litico.
In Cologne invece è stata ritrovata dallo scavatore
Ferrari un'accettona in selce ossidata risalente al
periodo Mesolitico e in Coccaglio è stato trovato
un torrione a secco presso le cantine di Casa Salvi
risalenti al periodo Neolitico.
Sempre nel Monte Orfano sono state trovate due piazzole
druidiche, cioè templi aperti, appartenenti alla
religione indo-europea: la prima in prossimità
di Cologne, di forma circolare, denominata Castello
delle Streghe e una seconda in Rovato, di forma rettangolare,
che fa da basamento alla Chiesetta si San Michele; si
presume che queste appartengano al periodo Protostorico.